IL CALCIO NON SI INSEGNA, NON E’ UNA FORMULA MATEMATICA!

during the Serie A match between AC Milan and US Sassuolo Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on October 25, 2015 in Milan, Italy.

Oggi parliamo di ‘insegnamento’ del calcio ed apprendimento. Quante volte, guardando qualcuno giocare, sentiamo dire “cosa può insegnare ai bambini se lui stesso gioca così?” oppure “se quella squadra di bambini perde sempre vuol dire che il mister non gli sta insegnando niente?”. Facciamo 10 passi indietro. Il calcio non si ‘insegna’, almeno in età infantile, e chi prova a farlo commette un grandissimo errore.
Prendiamo come esempio un ex calciatore, di successo o meno (poco importa), di nome Caio, che voglia trasmettere ai suoi piccoli giocatori tutte le sue conoscenze e le sue abilità, tentando di riprodurre tanti piccoli sé stesso. Caio ha sempre stoppato la palla con l’interno-piede, destro o sinistro che sia, orientando il controllo nella direzione di gioco prescelta. Caio crede che stoppare la palla di interno sia la cosa più facile ed efficace allo stesso tempo e così, ai suoi ragazzi di 8 anni, impone lo stop di interno-piede. Niente suola, neanche esterno in corsa. Vai con l’interno che non sbagli.
Inoltre Caio non è mai stato bravo nel saltare l’uomo ed ha sempre pensato che giocare a pochi tocchi sia stata la cosa migliore da fare, così ai suoi bambini di 8 anni impone di non ‘rischiare’ la giocata e di muovere la palla velocemente, possibilmente in avanti così, male che vada, la si perde lontano dalla propria porta.
Caio ha anche notato che un bambino, se è più alto dei suoi compagni, percorre la stessa distanza in un tempo minore grazie alle sue lunghe leve, così quando mette in campo la squadra predilige nella scelta dei titolari i giocatori più alti, oltre a quelli che giocano la palla velocemente, la controllano sempre con l’interno-piede, non rischiano il dribbling, seguono alla lettera le sue direttive. Per stare certo che i suoi players attuino alla lettera il ‘suo calcio’, Caio durante le partite passa tutto il tempo a dire loro cosa devono fare: li telecomanda.
Caio, con il suo gruppo di bambini di 8 anni, è un allenatore vincente. Ha in bacheca tanti trofei, diversi campionati e la maggior parte delle partite terminano con un distacco notevole dagli avversari, delle vere e proprie goleade. I genitori si complimentano con Caio, perché i loro bambini vincono da piccoli, figuriamoci cosa faranno da grandi. La società nella quale Caio allena è convinta che se le proprie squadre giovanili vincono sempre, altri genitori si convinceranno a portare i propri figli a giocare lì il prossimo anno e ciò significa maggiori entrate economiche e più lustro nel panorama calcistico locale. Adesso facciamo 10 passi in avanti.
 
I bambini che Caio allenava, conosciuti in zona come ‘vincenti’, sono stati per questo chiamati per diversi provini con società professionistiche. Agli occhi degli osservatori, però, i calciatori risultano incapaci di risolvere situazioni di gioco complesse, sono privi di fantasia, inabili a prevalere nel duello personale con il proprio avversario, non hanno spirito di iniziativa, intraprendenza e, peggiore di tutte, non si divertono a giocare a calcio. Lo fanno tutti allo stesso modo, sono noiosi, nessuno si distingue dall’altro per stile, interpretazione, espletamento del talento, capacità e caratteristiche. Gli osservatori, delusi dalle aspettative che le tante ‘vittorie’ dei bambini allenati da Caio avevano creato, hanno iniziato ad approfondire il lavoro svolto negli anni dal mister ed hanno fatto una spiacevole scoperta: Caio, negli anni di attività, non ha fatto altro che riprodurre tanti piccoli Caio. Ha anteposto sé stesso ai suoi calciatori, li ha soffocati in un qualcosa che non ha nulla a che fare con la pratica del gioco in età infantile ed adolescenziale. Caio ha allevato dei robot, delle macchine componenti una catena di montaggio, bravissime ad eseguire il compito, incapaci di uscire dagli schemi.
Non solo, ha privato i suoi bambini della gioia di giocare a calcio e della passione che questo sport è in grado di trasmettere. Molti dei suoi ex allievi, shockati dai risultati calcistici ottenuti in età adulta, in contrasto con le elevate aspettative createsi quando erano piccoli, stanno decidendo di smettere. Al bar ci si diverte di più, molto di più rispetto a questo noioso calcio in cui l’unica cosa che conta è alzare coppe e riprodurre a memoria tutto quello che l’allenatore vuole.
 
Caio ha vinto, tanto. Ma ha fallito, molto. Caio è stato un allenatore vincente, ma è stato un cattivo istruttore ed un pessimo educatore.
 
Riprendendo una famosa definizione del prof. Ferdinando Consorte, psicologo dello sport, “l’allenatore è un facilitatore di apprendimenti“, possiamo notare come la parola insegnamento non venga affatto utilizzata e venga sostituita dal verbo “facilitare”, che sta a significare “gettare le basi, creare le condizioni, organizzare l’ambiente” affinché un tale apprendimento possa avvenire.
Aggiungiamo una frase che viene spesso utilizzata dai tecnici federali italiani: “il gioco facilita l’apprendimento“. Questo spiega come, agli occhi dei bambini, tutto debba apparire come un gioco, un divertimento e come l’apprendimento avvenga maggiormente in un contesto ludico, situazionale, in cui sia permesso “provare, sbagliare e provare ancora” ed in cui la sconfitta non venga affatto presa in considerazione ai fini di un’eventuale valutazione.
In ultimo, dopo aver analizzato l’aspetto tecnico, in un discorso contestualizzato nel calcio ma che può essere esteso a qualsiasi sport di squadra, preme fare un piccolo appunto per i genitori. Innanzitutto, fate fare sport a vostro figlio perché fa bene al corpo e alla mente. Poi, una volta che avete scelto la società a cui affidarlo per la pratica sportiva, valutate solo in base a/ ed assicuratevi solo e solamente che:
– le strutture siano sicure;
– l’ambiente sia sano;
– i tecnici siano brave persone, preparate e qualificate;
– vostro figlio si diverta;
– vostro figlio torni a casa con il sorriso e sia invogliato a tornare a praticare sport in quelle strutture e con quelle persone.
 
Domenico Di Natale
Allenatore Uefa B
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